Nel laboratorio territoriale dedicato all’agroalimentare, il Net Forum 2026 ha messo a fuoco un punto decisivo:
A Reggio Emilia, nel laboratorio territoriale dedicato all’agroalimentare, il Net Forum 2026 ha messo a confronto imprese, istituzioni, ricerca, fondi ed enti formativi e ha mostrato che la filiera agroalimentare va letta come un ecosistema produttivo. Il nodo non è soltanto rilevare i fabbisogni, ma costruire una governance delle competenze capace di anticipare i cambiamenti.
La filiera non è una sequenza, ma un sistema
La tappa di Reggio Emilia del Net Forum 2026 ha portato al centro una questione molto concreta: nell’agroalimentare, la qualità non si decide solo nel prodotto finale. Si costruisce lungo tutta la filiera, nella capacità di far dialogare produzione, trasformazione, logistica, distribuzione, tecnologie e organizzazione del lavoro.
Il laboratorio ospitato al CIRFOOD District ha restituito una lettura chiara: la filiera non può più essere interpretata come una semplice catena lineare. Va osservata come un ecosistema, nel quale ogni anello condiziona gli altri e nel quale le criticità non restano circoscritte, ma si propagano rapidamente lungo tutto il sistema.
Costi, clima e instabilità mettono sotto pressione il settore
Dalle analisi e dai contributi raccolti durante il workshop emerge un quadro segnato da pressioni sempre più forti: aumento dei costi energetici e delle materie prime, instabilità geopolitica, difficoltà di approvvigionamento, effetti del cambiamento climatico, squilibri nella distribuzione del valore.
In questo scenario, la resilienza della filiera non dipende soltanto dalla solidità dei singoli operatori. Dipende dalla qualità delle connessioni tra attori diversi e dalla capacità di costruire strumenti di coordinamento, lettura anticipatoria e programmazione condivisa.
Il mismatch riguarda competenze, demografia e attrattività
Uno dei temi più forti emersi a Reggio Emilia è quello della difficoltà di reperimento del personale. Ma il mismatch non può essere letto come una semplice carenza di competenze tecniche. Si intreccia con fattori demografici, condizioni di lavoro, stagionalità, attrattività del settore e trasformazione tecnologica dei processi produttivi.
Le imprese della filiera agroalimentare chiedono oggi figure capaci di operare in contesti più automatizzati, più digitalizzati e più integrati. Per questo la questione delle competenze va affrontata dentro una visione più ampia, che tenga insieme lavoro, innovazione e organizzazione.
Formazione e politiche attive: il punto è governare i fabbisogni
Dal confronto tra imprese, enti formativi, ITS Academy, fondi interprofessionali e soggetti pubblici emerge un messaggio preciso: rilevare i fabbisogni non basta. Occorre costruire dispositivi capaci di tradurli in politiche e percorsi realmente utilizzabili.
La formazione, in questa prospettiva, non è un intervento accessorio. È una infrastruttura della filiera. E funziona davvero solo se riesce a collegarsi in modo stabile con la ricerca, con i dati sul mercato del lavoro, con i territori e con le strategie di sviluppo produttivo.
Una proposta di lavoro: un patto per le competenze di filiera
Tra le indicazioni più interessanti emerse nel laboratorio c’è l’idea di lavorare a un Patto delle Competenze per le filiere. Un’ipotesi che punta a rafforzare la cooperazione tra imprese, istituzioni, sistema formativo e politiche del lavoro.
Il punto politico è chiaro: se la filiera è un sistema interdipendente, anche la governance del capitale umano deve diventare più integrata. Non si tratta di aggiungere strumenti, ma di farli lavorare insieme in modo più coerente.
Due contenuti video che completano la lettura
Per accompagnare l’articolo sul sito, può essere utile inserire anche due rimandi editoriali ai contenuti video richiamati nel book.
Il primo è il video di recap dell’evento, utile per restituire tono, partecipazione e struttura della giornata dentro la cornice del laboratorio territoriale. Il secondo è “Visioni in transizione – Voci dalle imprese”, il video dedicato al lavoro di ascolto qualitativo che ha accompagnato il laboratorio e che consente di entrare più direttamente nel punto di vista delle imprese della filiera.
Chiusura
La tappa di Reggio Emilia lascia una lezione che va oltre l’agroalimentare: oggi competitività, qualità e sostenibilità dipendono dalla capacità di costruire connessioni operative tra attori, dati, competenze e scelte pubbliche. È su questo terreno che il percorso del Net Forum 2026 continua a interrogare il rapporto tra lavoro, formazione e sviluppo.
Scarica il book di Reggio Emilia per approfondire contenuti, analisi e traiettorie emerse nel laboratorio, e guarda i due video richiamati nel volume: il video di recap dell’evento e “Visioni in transizione – Voci dalle imprese”.