L’evento di lancio del Net Forum 2026 a Milano ha chiarito il senso del percorso annuale: riconoscere il “pluriverso” dei soggetti che condividono lo stesso ecosistema del lavoro e della formazione e trasformarlo, attraverso la “multiplicazione”, in connessioni capaci di generare valore lungo le diverse filiere produttive.
Le politiche attive del lavoro non reggono più se restano separate da formazione, sviluppo economico, dati e organizzazione delle filiere. Da qui parte un percorso territoriale che nel 2026 attraverserà i settori produttivi per tradurre il confronto in sperimentazione.
Milano non è stata una vetrina, ma un’impostazione di metodo per il 2026
L’evento di Milano ha avuto una funzione più importante di quella, pur rilevante, di inaugurare la terza edizione del Net Forum. È stato il momento in cui si è chiarita la struttura concettuale del percorso 2026 e il modo in cui questo percorso proverà a leggere il rapporto tra lavoro, formazione, competenze e sviluppo. Il punto di partenza è stato il tema scelto per l’appuntamento milanese: Pluriverso. Non uno slogan, ma una definizione precisa di contesto. Il pluriverso è l’insieme dei soggetti diversi che insistono sullo stesso ecosistema: amministrazioni pubbliche, Regioni, fondi interprofessionali, enti formativi, imprese, parti sociali, agenzie per il lavoro, ricerca.
Il punto, però, non si esaurisce nella descrizione di questa pluralità. Proprio da Milano prende forma anche la parola che accompagna l’intero cammino del Net Forum 2026: Multiplicazione. Ed è qui che il ragionamento fa un passo avanti. Se il pluriverso descrive la coesistenza di soggetti diversi nello stesso ecosistema, la moltiplicazione indica la direzione di lavoro: far sì che quelle differenze non restino affiancate, ma entrino in connessione e generino valore comune. Non una semplice somma di presenze, dunque, ma una capacità condivisa di leggere i problemi, coordinare gli strumenti e costruire risposte più efficaci.
Pluriverso e Multiplicazione: la chiave del 2026
Questo passaggio è decisivo anche sul piano politico-istituzionale. Da anni il sistema delle politiche del lavoro e della formazione convive con un paradosso: molti attori, molte risorse, molti strumenti, ma non sempre una sufficiente capacità di integrazione. Milano ha provato a mettere ordine proprio qui. Il pluriverso non va negato, perché fotografa la realtà: il sistema è composto da soggetti differenti, con funzioni, linguaggi e responsabilità diverse. La moltiplicazione, però, è la sfida: creare connessioni che producano più conoscenza condivisa, più precisione nella lettura dei fabbisogni, più efficacia nella programmazione e più impatto sulle filiere produttive.
In questa chiave, il Net Forum 2026 non si presenta come una sequenza di eventi separati. Si propone piuttosto come un percorso di attraversamento dell’ecosistema. Milano ha reso esplicito che durante l’anno il lavoro si svilupperà sulle diverse filiere produttive, trattandole come luoghi concreti in cui verificare se la connessione tra soggetti diversi produca davvero risultati. Le filiere, quindi, non sono una cornice narrativa. Sono il banco di prova della moltiplicazione. È lì che si vede se il dialogo tra istituzioni, territori, fondi, imprese e formazione riesce a tradursi in lettura dei fabbisogni, progettazione delle competenze e accompagnamento delle transizioni.
Dalle dichiarazioni di principio al lavoro sulle filiere produttive
L’indicazione emersa a Milano è netta: il confronto sulle competenze non può restare astratto. Deve entrare nei settori produttivi, nei territori, nelle differenze reali tra imprese grandi e piccole, tra aree forti e aree fragili, tra fabbisogni già visibili e segnali ancora deboli. Per questo l’edizione 2026 è stata impostata come un percorso di approfondimento sulle filiere. La scelta è rilevante perché sposta il baricentro del dibattito: non più solo politiche generali, ma osservazione ravvicinata dei contesti in cui innovazione, organizzazione del lavoro, sostenibilità, mismatch e formazione si intrecciano in modo specifico.
È un cambio di passo importante anche per il linguaggio del settore. Per anni la centralità delle competenze è stata affermata quasi come un principio indiscutibile. Milano ha provato a fare una cosa diversa: chiedersi dove, come e con quali strumenti quella centralità possa diventare operativa. Lavorare sulle filiere significa infatti riconoscere che i bisogni non sono uniformi, che la transizione digitale non incide allo stesso modo ovunque, che la sostenibilità modifica i processi produttivi e che la capacità di risposta dipende dalla qualità delle connessioni tra soggetti che spesso hanno agito in parallelo.
Un ecosistema condiviso, ma non ancora abbastanza connesso
Molti interventi raccolti nel book convergono su un punto: l’ecosistema esiste già, ma non sempre riesce a funzionare come sistema. Ci sono competenze, strumenti, esperienze, modelli territoriali, soggetti di rappresentanza, dispositivi pubblici e privati. Quello che spesso manca è una governance sufficientemente funzionale a trasformare questa ricchezza in capacità comune. Ed è proprio qui che la coppia concettuale pluriverso-multiplicazione acquista senso. Il primo termine riconosce la complessità. Il secondo prova a darle una direzione.
Dentro questa impostazione, la formazione smette di essere considerata un segmento separato o un adempimento laterale. Torna a essere una leva di sistema. Ma per esserlo davvero deve stare dentro un lavoro più largo: analisi dei fabbisogni, cooperazione territoriale, coinvolgimento delle parti sociali, capacità pubblica di orientamento, ruolo attivo dei fondi interprofessionali e lettura delle trasformazioni nelle filiere. Milano, in questo senso, ha messo al centro non il tema generico delle competenze, ma il problema concreto di come governarle.
Perché il lancio di Milano conta davvero
La rilevanza dell’evento milanese sta proprio nell’aver chiarito che il 2026 sarà un anno di verifica. La domanda implicita emersa dagli interventi è semplice ma impegnativa: siamo in grado di trasformare la pluralità degli attori in una capacità condivisa di azione? Possiamo passare da una compresenza di soggetti a una vera infrastruttura cooperativa? Possiamo fare delle filiere il luogo in cui questa cooperazione produce non solo confronto, ma apprendimento istituzionale e strumenti più efficaci?
Da questo punto di vista, Milano non è stata una vetrina. È stata una dichiarazione di metodo. Prima riconoscere il pluriverso, cioè la presenza di soggetti diversi nello stesso ecosistema. Poi lavorare alla multiplicazione, cioè alla costruzione di connessioni che generano valore. E infine portare questa impostazione sulle filiere produttive, per misurarla sui problemi reali del lavoro, della formazione e dello sviluppo. È su questa traiettoria che il Net Forum 2026 ha deciso di muoversi.
Il lancio di Milano lascia dunque una traccia precisa: la pluralità non basta, se non produce relazione; la relazione non basta, se non produce orientamento; e l’orientamento non basta, se non si misura sulle filiere e sui territori. Il senso del Net Forum 2026 sta qui: trasformare un ecosistema condiviso in una capacità concreta di governo delle transizioni.