Governare insieme o disperdere risorse

 Il Direttore Generale delle Politiche Attive, Massimo Temussi, fa emergere le possibilità della co-progettazione… 

Quando le transizioni si accumulano – digitale, demografica, ambientale, produttiva – la frammentazione istituzionale smette di essere un problema astratto e diventa un costo concreto. È questo il punto che emerge con maggiore nettezza dall’intervento di Massimo Temussi, Direttore Generale per le Politiche Attive del Lavoro del Ministero del Lavoro.

Massimo Temussi: “perché la multigovernance è diventata una condizione di efficacia nelle politiche attive”

La parola chiave è multigovernance. Non come formula di convegno, ma come metodo operativo. In un sistema nel quale si intrecciano risorse europee e nazionali, competenze statali e regionali, fondi interprofessionali, soggetti attuatori e reti territoriali, il tema non è soltanto chi fa cosa. Il tema è come si costruisce una responsabilità condivisa.

Coprogettazione come pratica istituzionale

Nel ragionamento di Temussi, la coprogettazione non è un principio teorico. È una pratica che negli ultimi anni ha preso forma attraverso scambi periodici, strumenti digitali comuni, riunioni strutturate e lavoro congiunto sulla definizione degli interventi.

Questo aspetto è importante perché segnala un cambiamento nella cultura amministrativa: non più programmazioni parallele che si incontrano solo a valle, ma tentativi di costruzione preventiva delle politiche. In altre parole, il coordinamento non è più un correttivo ex post; dovrebbe diventare una componente originaria della progettazione.

Il caso GOL e il tema dell’allineamento

Il programma GOL viene evocato come un banco di prova significativo. Obiettivi elevati, tempistiche molto strette, pressione attuativa forte. In un quadro del genere, la tenuta del sistema dipende inevitabilmente dalla qualità delle relazioni tra livelli istituzionali.

Il punto non è sostenere che la coprogettazione elimini tutte le criticità. Piuttosto, riconoscere che in assenza di un metodo condiviso le criticità si moltiplicano. Quando invece gli attori lavorano dentro un obiettivo comune, diventa più facile correggere le asimmetrie, leggere i ritardi, redistribuire responsabilità e costruire apprendimento istituzionale.

La lezione dei NEET: spendere non basta

Tra i passaggi più significativi c’è il richiamo agli investimenti realizzati negli anni sul fenomeno dei NEET. Il messaggio è netto: la disponibilità di risorse, da sola, non garantisce esiti soddisfacenti. Quando strumenti, soggetti e livelli di governo procedono in modo disallineato, il rischio è una spesa dispersa e una ridotta capacità di incidere sui fenomeni strutturali.

Questo è il nodo politico della multigovernance. Non si tratta solo di rendere più ordinata l’amministrazione. Si tratta di evitare che la politica pubblica perda efficacia perché incapace di comporre i propri pezzi.

Il digitale come infrastruttura della cooperazione

In questo quadro, il digitale assume un significato molto concreto. Non è presentato come soluzione in sé, ma come condizione tecnica per rendere stabile la cooperazione: condivisione dei dati, piattaforme comuni, tracciamento degli avanzamenti, monitoraggio degli obiettivi.

La questione, però, non è meramente tecnologica. Anche gli strumenti digitali funzionano solo se accompagnati da una volontà istituzionale di scambio, trasparenza e integrazione. In assenza di questa volontà, il digitale rischia di replicare in formato elettronico le stesse frammentazioni che dovrebbe superare.

Capacity building: la capacità pubblica di vedere prima

C’è infine un passaggio che merita attenzione: la coprogettazione come leva di capacity building. Vale a dire, come rafforzamento della capacità pubblica di prevedere, programmare e orientare. Non solo di reagire.

È una questione decisiva nelle politiche attive del lavoro. Perché un sistema pubblico efficace non è quello che moltiplica misure in risposta ai problemi già emersi, ma quello che costruisce strumenti in grado di anticipare i cambiamenti del mercato del lavoro e di leggerli in modo condiviso.

La multigovernance, in questa prospettiva, non è una concessione alla complessità. È il modo più realistico per governarla.

Il confronto aperto da Massimo Temussi sarà uno dei fili conduttori del Net Forum 2026: come trasformare il coordinamento tra attori in capacità pubblica stabile e non in collaborazione occasionale.